Quando la scuola entra nel cinema, il cinema entra nella scuola

Parlare di cinema nella scuola e di scuola nel cinema significa interrogarsi sul modo in cui le società rappresentano se stesse attraverso uno dei loro dispositivi simbolici più significativi: l’istituzione educativa. La scuola, nel linguaggio cinematografico, non è mai soltanto un luogo fisico; è uno spazio sociale, un laboratorio identitario, un campo di tensioni tra individuo e collettività. Dal punto di vista della pedagogia comparata, il cinema costituisce una fonte privilegiata per osservare come differenti sistemi educativi incarnino visioni culturali dell’infanzia, dell’adolescenza, del merito e della mobilità sociale. Analizzare la rappresentazione della scuola nel cinema cinese, mettendola in dialogo con quella italiana, permette di superare stereotipi semplificanti —la scuola cinese “rigida” e quella italiana “relazionale”—per cogliere processi più articolati di trasformazione sociale. Il cinema rende visibili le interazioni tra livelli diversi dell’esperienza educativa: la dimensione individuale dello studente, le dinamiche familiari, le politiche pubbliche, le aspettative collettive e le trasformazioni economiche. In questo senso, la scuola filmica diventa uno spazio in cui si riflettono le tensioni tra biografie personali e progetti nazionali.

 

Disuguaglianza e diritto all’istruzione: la scuola rurale
Un punto di partenza imprescindibile è Non uno di meno, diretto da Zhang Yimou. Nel 1999 Zhang Yimou era molto conosciuto in Cina come regista della cosiddetta quinta generazione, ma anche all’estero, soprattutto grazie al suo primo lungometraggio internazionale, Lanterne rosse, che dal 1991, quando ha vinto il Leone d’argento al Festival del cinema di Venezia, lo ha consacrato come regista cinese globale. Ambientato in una scuola rurale povera, il film racconta la vicenda di una giovanissima supplente incaricata di “non perdere neppure uno studente”. In chiave comparativa, l’opera consente di riflettere sul nesso tra istruzione e mobilità sociale. La scuola appare fragile dal punto di vista materiale—banchi deteriorati, mancanza di risorse, edifici precari—ma simbolicamente centrale. Essa rappresenta il principale strumento di inclusione e di speranza in una Cina degli anni Novanta attraversata dalle profonde riforme economiche inaugurate da Deng Xiaoping con il programma delle Riforme nel 1979. La narrazione mette in luce diversi piani dell’esperienza educativa: la relazione diretta tra insegnante e studenti, le difficoltà economiche delle famiglie che talvolta costringono i minori ad abbandonare gli studi, l’intervento delle istituzioni pubbliche e la crescente presenza di attori privati. Sullo sfondo si intravede una cultura che attribuisce all’istruzione un valore identitario e collettivo, legato alla costruzione del futuro nazionale. La figura dell’insegnante—pur inesperta—incarna un elemento profondamente radicato nella tradizione culturale cinese: il rispetto per il maestro come guida morale e sociale. Per il contesto italiano, la visione del film può aprire una riflessione sulla dispersione scolastica, sulle disuguaglianze territoriali e sul ruolo dell’insegnante come mediatore tra scuola e comunità.

Competizione e identità: la pressione dell’esame
Se Non uno di meno rappresenta la scuola come spazio di accesso all’istruzione, Better Days, di Derek Tsang, mostra la scuola come spazio di selezione e competizione. Al centro vi è il gaokao, l’esame nazionale di ammissione all’università, percepito come decisivo nella traiettoria biografica degli studenti. Tenendo l’obiettivo sul gaokao, il centro della vita degli studenti, il film introduce temi come il bullismo, la competizione e le attese famigliari, ma anche di costruzione dell’identità giovanile. In prospettiva comparata, il film offre l’opportunità di riflettere sulle culture della valutazione. L’esame diventa un crocevia simbolico: non solo verifica delle competenze, ma meccanismo di regolazione delle opportunità sociali. Le aspettative familiari, l’ansia da prestazione e la competizione tra pari contribuiscono a definire un clima emotivo intenso. Il film, tuttavia, non si limita a denunciare la pressione; esplora piuttosto la costruzione dell’identità adolescenziale in un contesto altamente performativo. La scuola appare come uno spazio in cui si intrecciano relazioni tra pari, legami familiari e orientamenti istituzionali. Anche nel contesto italiano, pur con differenze strutturali, la crescente attenzione ai risultati, alle classifiche e alla performance rende questo confronto particolarmente attuale. La visione del film può stimolare discussioni sul significato del merito, sul benessere psicologico e sul rapporto tra successo scolastico e realizzazione personale.

Educazione e ideologia
Un ulteriore livello di riflessione emerge in Youth, di Feng Xiaogang. Il film affronta il rapporto tra formazione collettiva e costruzione politica durante gli anni della Rivoluzione culturale, un periodo di cui non si parla molto in Cina, e nemmeno in Italia, e, se lo si fa, se ne presenta una narrativa distorta dal pregiudizio e spesso in toni monocromatici. Qui la scuola —intesa in senso ampio come spazio di socializzazione —non è soltanto luogo di apprendimento disciplinare, ma anche ambito di interiorizzazione ideologica. La tensione tra collettività e individualità diventa centrale, così come il rapporto tra educazione e narrazione storica. In prospettiva di pedagogia comparata, questo film invita a interrogarsi su come ogni sistema educativo trasmetta valori, memorie e rappresentazioni del passato. Anche in Italia il rapporto tra scuola e memoria storica è oggetto di dibattito: quali eventi vengono enfatizzati? Quali prospettive risultano marginalizzate? Il cinema offre un terreno privilegiato per affrontare tali questioni in modo critico e dialogico. Un ulteriore contributo significativo alla riflessione sulla scuola come spazio di costruzione sociale è il documentario Please Vote for Me, diretto da Chen Weijun nel 2007. Girato in una scuola primaria di Wuhan, il film documenta un esperimento di elezione democratica del rappresentante di classe. Attraverso lo sguardo diretto sui bambini, sulle loro strategie persuasive e sull’intervento dei genitori, il documentario mette in scena la scuola come microcosmo politico. In prospettiva comparata, Please Vote for Me consente di osservare come concetti quali leadership, competizione e partecipazione vengano interiorizzati fin dall’infanzia. La dimensione elettorale, apparentemente semplice, rivela l’influenza delle famiglie, delle aspettative sociali e delle dinamiche di potere tra pari. La scuola emerge così non solo come luogo di apprendimento disciplinare, ma come spazio di socializzazione politica e di costruzione precoce della cittadinanza. Per la didattica italiana, il documentario offre un’occasione preziosa per riflettere su educazione civica, rappresentanza studentesca e processi democratici, stimolando un confronto critico tra modelli culturali diversi senza ricadere in giudizi stereotipati.

La scuola come laboratorio sociale
Nel cinema cinese contemporaneo la scuola emerge come spazio in cui si riflettono trasformazioni economiche, urbanizzazione, migrazioni interne e tensioni familiari. Essa accompagna il passaggio da una società prevalentemente rurale a una realtà globalizzata e tecnologicamente avanzata. Il confronto con il cinema italiano —film, ad esempio, come La scuola, o Scialla! —consente di evidenziare differenze ma anche affinità. Nel contesto cinese la scuola appare spesso come dispositivo di mobilità sociale regolato da logiche selettive; nel cinema italiano prevale una dimensione relazionale e dialogica, con maggiore attenzione alla soggettività degli studenti e alla quotidianità del rapporto educativo. Tuttavia, in entrambi i casi la scuola è attraversata da questioni comuni: disuguaglianze territoriali, ridefinizione dell’autorità docente, precarietà delle giovani generazioni, ricerca di senso. La comparazione non produce una gerarchia tra modelli, ma una comprensione più ampia delle diverse modalità con cui le società investono simbolicamente nell’educazione.

Conclusione: uno specchio condiviso
Nel cinema cinese la scuola non è una semplice ambientazione narrativa, ma un dispositivo interpretativo della società. Essa rende visibili disuguaglianze, aspirazioni, conflitti e speranze, offrendo agli insegnanti italiani uno strumento efficace per una didattica comparativa e interdisciplinare. Guardare questi film con gli studenti significa attivare un doppio movimento: osservare un contesto culturale diverso e, al tempo stesso, interrogare criticamente il proprio. In questo gioco di rimandi, la distanza geografica si riduce, e diventa possibile riconoscere che le domande fondamentali dell’adolescenza —sul futuro, sull’identità, sul valore dell’impegno —attraversano contesti culturali differenti. Forse è proprio qui che il cinema incontra la pedagogia: quando la rappresentazione della scuola non si limita a raccontare ciò che accade in aula, ma ci aiuta a comprendere come le società immaginano il proprio divenire.

a cura di Sabrina Ardizzoni
Sabrina Ardizzoni è tra i soci fondatori dell’Associazione Sinomondi. 
Ricercatrice di Lingua cinese presso l’Università per Stranieri di Siena, 
è membro del gruppo di selezione della rassegna Sinofonie all’interno dell’Ennesimo Film Festival dal 2022.