Uno sguardo alla complessità cinese attraverso i giovani e il cinema

Quando si parla di Cina contemporanea, una delle immagini più ricorrenti è quella di una società che lavora senza sosta. Lunghi orari, ritmi intensi, poche proteste visibili. Tuttavia, dietro questa rappresentazione c’è una realtà più complessa, alla base della quale c’è una dimensione più ampia – che potremmo definire di “performance” – che caratterizza trasversalmente un po’ tutte le società capitaliste avanzate del giorno d’oggi (si direbbe proprio che quelle a noi più geograficamente e culturalmente vicine non fanno eccezione). Non si tratta però di una realtà statica e immutabile, bensì di dinamiche che si incontrano e scontrano con una società in rapida trasformazione. Come è noto, dalla stagione delle riforme di mercato – avviate da Deng Xiaoping alla fine degli anni ’70 – in poi, la Cina ha conosciuto una  crescita economica straordinaria. Ne è nato però un modello di sviluppo basato su una competizione sempre più intensa (a fronte di servizi sociali non sempre garantiti), ampia mobilità interna e nuove forme di precarietà urbana. Il successo individuale è divenuto un parametro di valore sociale.

 

La performatività a tutti i costi
Un elemento decisivo in questo quadro è stata la politica del figlio unico, in vigore dal 1979 al 2015. Intere generazioni di giovani sono cresciute come unici destinatari delle aspettative familiari. Non dovevano soltanto trovare il proprio posto in una società e in un mercato del lavoro in rapidissima trasformazione, ma anche realizzare i sogni dei genitori, spesso concentrati interamente su di loro. Se a ciò si aggiunge il fatto che il sistema educativo cinese è molto selettivo e “meritocratico” (ne parla Sabrina Ardizzoni in questa newsletter), in preparazione appunto a un ambiente sociale e lavorativo a forte competizione, è evidente la pressione che è pesata su questi giovani, che ora sono l’ossatura principale del tessuto sociale cinese. Purtroppo, l’aumento dei costi della vita, soprattutto del mercato immobiliare, ha aggravato l’“ansia da performance” dei giovani tra i 20 e i 35 anni (circa), che si sposano più tardi e faticano a “metter su famiglia”, specie quando avere una casa di proprietà rimane per molti una condizione imprescindibile per farlo. Un simbolo particolarmente efficace della cultura della performance è il cosiddetto sistema 996: lavorare dalle 9 del mattino alle 9 di sera, sei giorni alla settimana. Questo modello, diffuso in alcuni settori tecnologici, è diventato un emblema della dedizione totale al lavoro (imposta) e della conseguente compressione del tempo libero. Nonostante siano state annunciate e implementate alcune riforme per limitare questa pratica, essa rimane diffusa.

 

Risposte dai mondi della cultura
Se da una parte c’è un’idea preconcetta di una popolazione cinese confucianamente ligia ai doveri, in realtà la storia della cultura cinese è lastricata di conflitti tra aspettative familiari e sociali, da una parte, e desiderio individuale, dall’altra. Pensiamo che già nel Settecento, nel monumentale romanzo Il sogno della camera rossa, un po’ il “grande classico” della letteratura cinese di tutti i tempi, il protagonista Jia Baoyu rifiuta tenacemente il ruolo di erede e rampollo del patriarca della famiglia feudale in cui è nato, preferendo il ritiro e l’evasione alla gestione della proprietà e al matrimonio combinato. Oggi queste tensioni si esprimono anche attraverso nuovi linguaggi: post sui social media, video, performance artistiche. Molti giovani rivendicano il diritto alla propria soggettività, anche quando questa non coincide con l’immagine del “figlio modello” o del professionista di successo. Un caso singolare ma molto indicativo è il film di animazione Nezha, uscito nel 2019 e un immediato successo al botteghino. Sbarcato anche su Netflix, il film rilegge una celebre figura della mitologia tradizionale trasformandola in una storia contemporanea sul rifiuto del destino imposto. Il protagonista nasce infatti segnato da una profezia che lo condanna a diventare un demone distruttivo e, fin dall’infanzia, è emarginato e stigmatizzato da tutti. Contro queste aspettative, Nezha intraprende però un percorso di affermazione personale: invece di accettare il ruolo assegnatogli dal fato, sceglie di ridefinire la propria identità attraverso le proprie azioni. In questo forte messaggio di autodeterminazione individuale si trova una delle chiavi dello straordinario successo di questo film tra i giovani. Una menzione particolare merita la questione femminile. Anche in questo caso ha fatto scalpore un film, dal titolo internazionale Like a Rolling Stone (originale: Chuzou de juexin 出走的决心, La decisione di andarsene), questo invece del 2024. Diretto dall’agguerrita poetessa Yin Lichuan e ispirato a una storia vera, il film segue la vicenda di una donna che ha dedicato tutta la sua vita alla famiglia, sacrificando sogni e aspirazioni personali per adempiere ai ruoli di figlia (di un padre autoritario), moglie (di un marito violento) e madre (di una figlia richiestiva). Quando, dopo decenni di rinunce, decide di intraprendere un viaggio da sola, sceglie di privilegiare la propria autodeterminazione rispetto ai doveri familiari. Spesso paragonato a C’è ancora domani di Cortellesi, Like a Rolling Stone è però più riuscito ed efficace nel rappresentare l’emancipazione femminile non solo come un fatto simbolico e culturale, ma soprattutto come una questione economica, visto che la protagonista lotta strenuamente per ottenere un reddito che possa renderla indipendente prima di partire.

 

“Sdraiarsi” per ribellarsi
È nel contesto sin qui descritto che, intorno al 2021, è emerso il fenomeno tangping 躺平. Letteralmente significa “stare sdraiati”, ma è anche stato tradotto con “sdraiatismo”. Spesso definito una sottocultura giovanile, la sua diffusione nasce in gran parte online, a partire da forum e blog personali. L’idea è di rifiutare l’imposizione alla performance a tutti i costi e svolgere soltanto il minimo indispensabile, per poi semplicemente “sdraiarsi”, rinunciando alla rincorsa al successo personale. Non si tratta semplicemente di pigrizia o di rifiuto totale del lavoro, come vuole spesso l’accusa lanciata da indignati e bacchettoni media ufficiali di Stato. Piuttosto, il tangping è una rinuncia alla competizione estrema, una reazione ironica nei confronti della retorica del successo, un tentativo – simbolico, limitato, acerbo, ma comunque rilevante – di riappropriarsi della propria vita. In conclusione, da questi casi si può vedere come la società cinese sia estremamente sfaccettata, caratterizzata da complessità su più livelli e ben poco monolitica, nonostante spesso la si presenti come tale. Allenarsi a pensarla in questa complessità è fondamentale per capirla davvero. Sinofonie, la rassegna di film in lingua/lingue cinesi presso l’Ennesimo Film Festival in collaborazione con l’Università di Bologna e l’Associazione Sinomondi, si prefigge proprio il compito di dare qualche fotogramma di questa complessità.

a cura di Federico Picerni - Università di Bologna
Federico Picerni, ricercatore di letteratura cinese presso l’Università di Bologna 
e socio fondatore dell'Associazione Sinomondi, è tra i curatori della 
selezione Sinofonie dell'Ennesimo Film Festival dal 2022.