Dentro e fuori la scuola: gli insegnanti della vita
La regia dell'educazione
Il 24 gennaio si celebra la Giornata Internazionale dell’Educazione. Chi di noi non ha avuto un insegnante, un maestro, una professoressa che vorremmo ringraziare personalmente per quello che ci ha dato? Qualcuno che ci ha fatti sentire visti e ascoltati per la prima volta o che ci ha dato la sicurezza di perseguire le nostre passioni secondo le nostre attitudini? Queste figure sono uno dei capisaldi della società, spesso dimenticati o sottovalutati: con salari inadeguati, concorsi che sono un incubo burocratico e genitori sempre più coinvolti, nel bene e nel male, nella vita scolastica dei propri figli, il ruolo dell’educatore vanta però di una rappresentazione cinematografica quasi agiografica, dove sono rappresentati come veri e propri mentori, che educano alla vita e ai valori morali. Il cinema dunque ci propone delle visioni in cui la figura dell'educatore abbandona il piedistallo e sceglie di osservare il conflitto, trasformando la classe in un laboratorio di realtà.
Vincitore della Palma d’Oro a Cannes nel 2008, il film La Classe - Entre les murs di Laurent Cantet è un capolavoro di cinema-verità. Racconta un intero anno scolastico dal punto di vista di un insegnante, interpretato da Francois Begaudeau, autore del romanzo semi-autobiografico da cui è tratto il film. Francois è un insegnante di lettere in una classe con ragazzi di diverse estrazioni sociali e diversi background culturali ed etnici. Dalle lezioni di grammatica e di letteratura si passa a uno spaccato della vita degli adolescenti, che parlano in modo colloquiale e sboccato, e che hanno ansie che precludono dalla scuola. François cerca di districarsi tra le complesse dinamiche dei suoi studenti: la classe rappresenta in piccolo quella che è la società francese in grande, dove sono già presenti tensioni razziali, pregiudizi e dinamiche di potere. L’unico strumento del professore è il dialogo: attraverso lo scambio di opinioni e pensieri, cercherà di creare un clima il più possibile comprensivo, in cui le differenze non possono appianarsi ma non devono per forza rappresentare un attrito. Qui la tecnica cinematografica si fa invisibile: la camera a mano si muove tra i banchi come se fosse uno degli studenti, catturando l’energia nervosa degli adolescenti. Il protagonista, François, non è un eroe, ma un mediatore che usa l’unico strumento a sua disposizione: il dialogo. La regia di Cantet trasforma l’aula in un microcosmo della società francese, dove le lezioni di grammatica diventano il terreno di scontro tra pregiudizi e identità. Tecnicamente, il film lavora sulla profondità di campo e sui tempi lunghi delle inquadrature per mostrarci che educare non è trasmettere nozioni, ma gestire l’attrito costante tra mondi diversi.

Questa immagine tratta dal film ti ricorda qualcosa?
Sì, esatto! Si tratta dello still che abbiamo scelto come cover del nostro libro Cinema di Classe. Per una pedagogia dell'audiovisivo
Se Cantet sceglie il realismo, Freedom Writers (2007) utilizza una struttura narrativa più classica e "americana" per esplorare il potere della scrittura. Qui il cinema ci mostra come la narrazione visiva possa dare voce a chi è stato messo ai margini. L’intuizione dell’insegnante Erin Gruwell è squisitamente "redazionale": spingere ragazzi a rischio a scrivere il proprio diario. Il film ci insegna che cambiare lo storytelling della propria vita (passando da vittime di un ambiente criminale ad autori della propria storia) è il primo passo verso l'emancipazione. La materia umanistica qui non è una decorazione, ma un'arma di difesa.
In conclusione, non possiamo esimerci - parlando di scuola al cinema- dal citare il professor Keating. In questo caso, la regia di Peter Weir usa una fotografia calda e inquadrature che esaltano l'idealismo, costruendo un’iconografia che è rimasta scolpita nella memoria collettiva. Gli insegnanti raffigurati come un ponte, tra le aspettative della società e norme accademiche spesso considerate inutili, e il ricco, variegato e tumultuoso mondo interiore dei ragazzi. Lo scontro rappresentato è sempre quello tra realtà e idealismo, società e valori morali, e le materie umanistiche sono viste come l’unica finestra tra il cinismo della vita pratica e la sfera interiore. Tuttavia, il finale ci ricorda una verità amara: non sempre la bellezza vince contro il cinismo delle strutture sociali. Ma è proprio qui che risiede il senso profondo dell’insegnamento cinematografico: anche quando la tragedia sembra inevitabile, il fuori campo — ovvero ciò che resta nella mente degli studenti dopo che il professore se n’è andato — è il vero successo educativo.
In questa Giornata dell’Educazione, ringraziamo chi, ogni giorno, sceglie di stare "in scena" dietro quella cattedra, orchestrando con pazienza la regia del nostro futuro.